Sarracco: “Bisogna aver paura del virus non del vaccino “

“I due momenti della vestizione e della svestizione segnano il passaggio da un incubo a un altro: il comune denominatore delle nostre vite, da mesi ormai, è la paura”.

Gianni Sarracco, Responsabile ambulatorio di Dermatologia Oncologica all’ospedale San Pio di Benevento, è tra i medici  arruolati, quasi dalla sera alla mattina, nella guerra contro il  nemico pubblico numero uno, il Covid-19.

Ieri è stato tra i primi medici del San Pio ad essersi vaccinato.

Dottore, come sono stati questi lunghi mesi in mezzo alla tempesta di questa feroce pandemia?

“Lunghi e drammatici. Emotivamente sfiancanti”.

Lei viene da un reparto oncologico, quindi è abituato a entrare  in contatto con la sofferenza umana e perfino con la morte. Quanto è diversa quest’esperienza da tutte quelle che hanno attraversato, da medico, la sua vita?

“Questo virus è subdolo,  può colpire ciascuno di noi e può rivelare il suo volto feroce di spalle e senza alcun preavviso. Sta lì in agguato. Da positivo  asintomatico puoi ritrovarti, da un momento all’altro, con una ipossia silenziosa, un collasso del polmone difficile da curare.

Noi medici siamo abituati ad accompagnare il malato nel suo percorso di sofferenza e anche in quello che lo conduce alla morte, ma in questo caso non abbiamo la possibilità di entrare in relazione con il malato Covid. Tra noi e i pazienti ci sono i filtri di un abbigliamento che è un’armatura quasi da assetto di guerra. Siamo completamente schermati, a volte siamo costretti a seguire il paziente dietro i monitor perché qualsiasi forma di contatto è ad altissimo rischio e può compromettere non solo la nostra salute ma quella di tante altre persone”.

Cosa la colpisce di più di un malato Covid?

“Lo sguardo. Credo che non dimenticherò mai quegli occhi attraversati da un terrore senza sosta. I pazienti con il virus  non possono ricevere le cure e il conforto dei loro familiari, degli amici , delle persone care. Muoiono in completa solitudine.  È agghiacciante.  Disumano, perfino”.

Lei descrive il momento della vestizione e della svestizione del medico Covid come quello del passaggio da un mondo ad un altro, entrambi però abitati dalla paura.

“È esattamente così.  Quello della vestizione, quando siamo costretti a indossare camici, tute, caschi e addirittura tre paia di guanti, è un momento alienante. È  come se stessimo entrando in un aldilà. E lo stesso vale per quello della svestizione, quando dobbiamo avere un’attenzione maniacale per evitare che il virus, con cui siamo entrati in contatto assistendo i pazienti, si insinui anche nel nostro organismo”.

Cosa si prova in quel momento?

“Paura. Non ho difficoltà ad ammettere che il comune denominatore delle nostre vite, da mesi ormai, è la paura. Nella vita di un medico di area Covid è come se esistesse un aldiqua e un aldilà  e a fare da separatore non è la morte ma il virus”.

E la famiglia, gli amici, la socialità?

“I primi mesi ho dormito e mangiato in isolamento costante in una stanza. Io e la mia famiglia vivevamo da separati in casa. Ma con il passare del tempo, la situazione era insostenibile sul piano emotivo e psicologico, così ora, pur con tutte le misure e le attenzioni del caso, riusciamo a condividere gli spazi e le nostre vite. Il resto delle relazioni interpersonali si svolge per lo più a distanza, con videochiamate, telefonate, chat”.

Lei ieri è stato tra i primi medici del San Pio a vaccinarsi: anche in quel momento ha avuto paura?

“Assolutamente no. Il vaccino è l’unica cosa di questa pandemia che non temo”.

Ha fatto il vaccino volontariamente?

“Certo. Il vaccino è su base volontaria. Quando la direzione sanitaria ha proposto di vaccinarmi ho dovuto prestare il mio consenso scritto”.

E a distanza di 24 ore come si sente?

“Benissimo. Non ho avuto alcun tipo di disturbo o di malessere”.

Quindi lei consiglia di vaccinarsi?

“Ho visto da vicino la faccia  feroce di questo virus. Ho toccato con mano così tanto dolore e disperazione che non posso che consigliare di vaccinarsi. Capisco e rispetto i timori e le remore di alcuni, ma bisogna prendere atto che la scienza ci dice che questo è un vaccino sicuro”.

 Ai No Vax cosa direbbe?

“Per quanto mi riguarda i No Vax non meritano alcun tipo di interlocuzione o di rispetto. Siamo davanti a persone mosse da ottusità ed ignoranza e forse perfino da un certo istinto di distruzione e autodistruzione”.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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