Vicenda Asea, Cataudo: “Da Ricci e dal Pd le solite mistificazioni”

Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, e i commenti di Claudio Ricci e del Partito Democratico, interviene Alfredo Cataudo, ex presidente dell’Asea.

“Soltanto lunedì scorso, in occasione della sua visita a Benevento, il Presidente della Repubblica ribadiva il valore della cultura nella crescita di una comunità. Evidentemente, però, non tutti ascoltavano, pure tra coloro che presenziavano all’iniziativa. A dimostrarlo, le note diffuse da Claudio Ricci, ex Presidente (ma della Provincia) nonché imputato per abuso d’ufficio, e dal Partito Democratico sulla vicenda Asea. Dichiarazioni, quelle di Ricci e del Pd, che mistificano la realtà per fini utilitaristici e di parte”.

Così Alfredo Cataudo, ex presidente dell’Asea e parte in causa nella sentenza della Cassazione richiamata dagli esponenti ‘democrat’.

“La Cassazione – prosegue allora Cataudo – ha dichiarato che per quanto riguarda i provvedimenti di decadenza adottati nei confronti del sottoscritto la giurisdizione è del Giudice Ordinario e non del Giudice Amministrativo. La stessa Corte, però, ha avuto premura di evidenziare che “in sintesi, facendo applicazione della normativa transitoria dettata dall’art. 29-ter cit., è da escludere che nel caso in esame la causa di incompatibilità rilevata potesse comportare la nullità ex lege dell’incarico e quindi la decadenza automatica, essendo la data di conferimento (6 marzo 2013) antecedente a quella di entrata in vigore del d.lgs. n. 39 cit. (4 maggio 2013)”.

“La Corte di Cassazione – aggiunge ancora Cataudo – ha dunque riqualificato (rivalorizzandola) la posizione del sottoscritto come di diritto soggettivo la cui lesione è valutabile dal giudice ordinario (il quale potrà riconoscere tutti i danni ricevuti, anche il c.d. danno esistenziale) e non di interesse legittimo e sulla scorta di tale rivalutazione “dichiara la giurisdizione del giudice ordinario davanti al quale rimette le parti, anche per le spese del presente giudizio”.

E quindi, incalza Cataudo, di quale “decisione definitiva” parlano Ricci e il Pd? E dove è scritto che gli atti adottati dalla Rocca dei Rettori sono da considerare “legittimi”?.

“Semplicemente, la Corte ha indicato un giudice diverso per la risoluzione della controversia alla luce del principio che “è da escludere che la causa di incompatibilità potesse comportare la nullità ex lege dell’incarico” (oltre al principio innanzi indicato)”. Punto.”

“E per di più – dichiara ancora Cataudo – la Suprema Corte ha anche affermato che il sottoscritto doveva soltanto effettuare le dichiarazioni annuali sulla incompatibilità (tutte effettuate) e che non era applicabile – come invece decise l’allora responsabile anticorruzione della Provincia – l’istituto della inconferibilità dell’incarico. Una precisazione, questa, inviata già dall’ANAC al dottor Franco Nardone”.

“A farla breve – afferma Cataudo – nel pronunciamento della Cassazione non si fa alcun riferimento a correttezza e legittimità dei comportamenti e degli atti adottati dalla Provincia. Forse Ricci e il Pd lo speravano, magari lo sognavano pure, certo non hanno potuto leggerlo dalle carte. Perché non c’è scritto. D’altronde, soltanto l’accertamento dei fatti contestati poteva rendere legittime le loro azioni. E a spiegarglielo, a breve, saranno gli eventi”.

Post scriptum: “La nota stampa del Partito Democratico è l’ulteriore prova – qualora ce ne fosse bisogno – che la segreteria provinciale del Pd ha condiviso scelte e attività poste in essere nei miei confronti dall’ex. Presidente dott. Ricci e dall’ex Responsabile anticorruzione dott. Nardone. Prese di distanza postume, dunque, non sono più ammissibili”.

 

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